I batteri resistenti non circolano solo negli allevamenti: anche gli animali di casa possono scambiarli con le persone. Il Ministero della Salute ha pubblicato le linee guida per un uso prudente degli antibiotici nel cane e nel gatto.
L’antibiotico-resistenza non riguarda soltanto gli ospedali o gli allevamenti, ma entra anche nelle nostre case. Cani e gatti, che vivono a stretto contatto con le persone, possono infatti favorire lo scambio di batteri resistenti con i loro proprietari. È su questo fronte, finora poco sorvegliato, che si concentrano le linee guida per l’uso prudente dell’antibiotico nel cane e nel gatto, pubblicate dal Ministero della Salute l’8 maggio 2026 e coordinate dalla Regione Emilia-Romagna.
Che cos’è l’antibiotico-resistenza
Si parla di antibiotico-resistenza quando un batterio riesce a sopravvivere o a moltiplicarsi nonostante la presenza di un antibiotico che dovrebbe fermarlo. A favorire la selezione e la diffusione dei ceppi resistenti è soprattutto l’uso eccessivo o scorretto dei farmaci, sia in medicina umana sia in veterinaria.
L’Organizzazione mondiale per la salute animale (WOAH) la considera una delle principali minacce globali per la salute di persone, animali e ambiente. La risposta, però, non è rinunciare agli antibiotici, ma usarli solo quando servono davvero, evitando trattamenti inutili e l’impiego come promotori di crescita.
L’approccio One Health: una sola salute
Poiché batteri e geni di resistenza passano continuamente tra animali, persone e ambiente, gli esperti parlano di approccio One Health, una sola salute. Un principio vale per tutti: animali sani e allevati con alti standard di benessere si ammalano meno e hanno bisogno di meno cure.
Batteri resistenti negli animali domestici: un fronte poco sorvegliato
Per gli animali da compagnia gli studi parlano di una minaccia in crescita, ma i dati disponibili sono ancora frammentari. Provengono soprattutto dai laboratori diagnostici, e quindi da casi spesso complessi; mancano informazioni da molte aree del mondo e i metodi di analisi non sono uniformi.
Escherichia coli
La resistenza di Escherichia coli alle cefalosporine di terza generazione varia molto: è bassa nel Nord Europa ma molto alta nel Sud Europa, in Asia e in America Latina. Molti ceppi trovati negli animali condividono linee genetiche con quelli umani, segno che la circolazione avviene in entrambe le direzioni.
Staphylococcus pseudintermedius (MRSP)
Lo Staphylococcus pseudintermedius meticillino-resistente (MRSP) è spesso resistente a più farmaci e si trasmette facilmente in casa e nelle cliniche veterinarie.
I fattori di rischio
Tra i fattori che aumentano il rischio figurano terapie antibiotiche precedenti, ricoveri e le diete a base di carne cruda, spesso contaminata da batteri resistenti.
Uso prudente degli antibiotici: cosa prevedono le linee guida del Ministero
Le linee guida dedicano ampio spazio a igiene, biosicurezza e sanificazione nelle strutture veterinarie. Sul fronte delle cure, il principio della stewardship antibiotica si traduce in alcune indicazioni precise:
la scelta del farmaco deve basarsi su una diagnosi accurata e, quando possibile, su esami microbiologici; vanno preferiti i medicinali autorizzati per cani e gatti, limitando quelli considerati critici per la medicina umana; la terapia deve durare il tempo necessario, senza eccessi.
Il veterinario è chiamato anche a contribuire alla farmacovigilanza e al monitoraggio delle resistenze attraverso gli istituti zooprofilattici.
Le regole europee e italiane già in vigore
Il documento si inserisce in un quadro normativo già definito per gli animali d’allevamento. In Europa l’uso degli antibiotici come promotori di crescita è vietato dal 2006. Il Regolamento (UE) 2019/6, applicato dal 2022, vieta l’uso di routine, limita quello preventivo e riserva alcuni antimicrobici alla sola medicina umana.
La strategia europea Farm to Fork punta a dimezzare entro il 2030 le vendite di antimicrobici per allevamenti e acquacoltura. In Italia la ricetta elettronica veterinaria rende tracciabili le prescrizioni, mentre il sistema ClassyFarm raccoglie i dati sui consumi e classifica gli allevamenti in base al rischio di sviluppo e diffusione delle resistenze.
Una responsabilità condivisa
Veterinari, allevatori, proprietari di animali, industria, autorità e consumatori hanno ciascuno un ruolo. Secondo gli esperti è necessario includere anche cani e gatti nei sistemi di sorveglianza, perché le resistenze osservate negli animali di casa spesso rispecchiano quelle umane nelle stesse regioni. Solo un approccio integrato potrà preservare l’efficacia degli antibiotici.
Domande frequenti
Cani e gatti possono trasmettere batteri resistenti alle persone?
Sì. La convivenza stretta con gli animali da compagnia può favorire lo scambio di microrganismi resistenti, e molti ceppi presenti negli animali condividono linee genetiche con quelli umani, a indicare una circolazione in entrambe le direzioni.
Quali sono i principali fattori di rischio per gli animali domestici?
Terapie antibiotiche precedenti, ricoveri e diete a base di carne cruda, che è spesso contaminata da batteri resistenti.
Quando sono state pubblicate le linee guida per cani e gatti?
Le linee guida per l’uso prudente dell’antibiotico nel cane e nel gatto sono state pubblicate dal Ministero della Salute l’8 maggio 2026, con il coordinamento della Regione Emilia-Romagna,
Fonte: gazzettadimilano.it

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