Riconosce il suo nome, distingue la tua voce, risponde a uno sguardo. Per anni il gatto è stato studiato molto meno del cane, ma le ricerche degli ultimi quindici anni stanno smontando l’idea dell’animale indifferente. Ecco cosa è stato dimostrato davvero, e cosa no.

Prova stasera: il lento battito di ciglia
Quando il gatto è tranquillo e ti guarda, socchiudi gli occhi come in un sorriso rilassato, poi chiudili per un paio di secondi e riaprili lentamente. È la tecnica usata dai ricercatori dell’Università del Sussex in uno studio pubblicato nel 2020: i gatti tendevano a rispondere socchiudendo gli occhi a loro volta, e ad avvicinarsi di più alla persona. Non sempre funziona al primo tentativo, e non con tutti i gatti.

“I gatti interagiscono con noi quando vogliono loro”: la frase è di Atsuko Saito, psicologa giapponese che ha dedicato anni allo studio della cognizione felina. È una buona sintesi di quello che la ricerca sta scoprendo. Il gatto non è un cane che non ha voglia di collaborare: è un animale con un modo diverso di comunicare, più discreto, che per molto tempo abbiamo semplicemente osservato poco. Ecco cinque cose che gli studi hanno dimostrato.

1. Riconosce il suo nome

Nel 2019 il gruppo di Saito, all’Università di Tokyo, ha pubblicato su Scientific Reports uno studio condotto nelle case dei gatti. Il metodo è semplice ed elegante: si fanno ascoltare al gatto quattro parole comuni, di lunghezza e accento simili al suo nome, una dopo l’altra. Parola dopo parola il gatto reagisce sempre meno: si abitua. Poi si pronuncia il suo nome. Se il gatto lo distingue, la reazione ritorna.

È esattamente quello che è successo. I gatti hanno reagito di nuovo al proprio nome, anche quando a pronunciarlo era una persona sconosciuta e non il proprietario. I ricercatori ne hanno concluso che i gatti sanno distinguere il proprio nome da altre parole in base ai suoni che lo compongono.

Due dettagli rendono lo studio ancora più interessante. Il primo: la reazione era discreta. I gatti muovevano le orecchie o la testa, e solo raramente rispondevano in modo più evidente, con la coda, il corpo o la voce. Se il vostro gatto vi guarda appena quando lo chiamate, vi ha sentito. Il secondo: i gatti di casa distinguevano il proprio nome da quello degli altri gatti conviventi, mentre i gatti di un cat café, dove molti clienti chiamano molti gatti, non ci riuscivano. Il nome si impara dall’esperienza quotidiana.

Uno studio successivo, pubblicato sempre su Scientific Reports nel 2022, è andato oltre: i gatti che vivono con altri gatti sembrano imparare anche i nomi dei loro compagni, probabilmente osservando chi reagisce quando viene chiamato.

2. Distingue la tua voce

Già nel 2013 Saito e il collega Kazutaka Shinozuka avevano mostrato, sulla rivista Animal Cognition, che i gatti riconoscono la voce del proprietario rispetto a quella di estranei che pronunciano il loro nome. Anche qui la risposta era sottile: orecchie e testa, non corse incontro. Studi successivi hanno mostrato che i gatti sono sensibili anche all’attenzione delle persone e alle loro espressioni del viso.

3. Risponde a uno sguardo: il lento battito di ciglia

Chi vive con un gatto conosce quel momento in cui l’animale ti guarda, socchiude gli occhi e li chiude lentamente. Molti proprietari lo chiamano “il sorriso del gatto”. Nel 2020 Tasmin Humphrey e Karen McComb, ricercatrici dell’Università del Sussex, hanno pubblicato su Scientific Reports il primo studio sperimentale su questo comportamento.

Gli esperimenti erano due. Nel primo, i proprietari facevano il lento battito di ciglia ai loro gatti: rispetto a quando erano nella stanza senza interagire, i gatti rispondevano più spesso socchiudendo gli occhi a loro volta. Nel secondo, a farlo era una ricercatrice che il gatto non conosceva, tendendo anche una mano: dopo il battito di ciglia, i gatti erano più propensi ad avvicinarsi rispetto a quando la ricercatrice manteneva un’espressione neutra.

La conclusione degli autori è che questo gesto è una forma di comunicazione positiva tra gatto e persona, che funziona anche con gatti che non ci conoscono. Sul perché, Humphrey ha avanzato un’ipotesi prudente: i gatti potrebbero aver imparato che le persone premiano questo comportamento.

4. Sa usare le fusa per chiedere

Non tutte le fusa sono uguali. Nel 2009, sulla rivista Current Biology, Karen McComb e colleghi hanno confrontato le fusa che i gatti emettono quando chiedono qualcosa, tipicamente il cibo, con quelle emesse in altri momenti. Le fusa “di richiesta” contengono una componente acuta, simile a un richiamo, inserita nel ronzio. Le persone che le ascoltavano le giudicavano più urgenti e meno piacevoli delle altre. Il titolo dello studio lo dice bene: il pianto nascosto nelle fusa.

La scoperta viene spesso raccontata come “il gatto ci manipola”. È un’interpretazione ingenerosa: più semplicemente, il gatto ha trovato un modo efficace di farsi capire da noi.

5. Si lega alle persone (ma il dibattito è aperto)

Nel 2019 Kristyn Vitale e colleghi della Oregon State University hanno applicato ai gatti un test nato per i bambini piccoli e poi usato con i cani: il gatto passa due minuti in una stanza sconosciuta con il proprietario, due minuti da solo, poi il proprietario rientra. Si osserva come reagisce al ritorno. Un gatto con un attaccamento “sicuro” si tranquillizza e torna a esplorare; uno con attaccamento “insicuro” resta agitato, evita la persona o le sta sempre addosso.

Dei 70 gattini classificabili, di età tra i 3 e gli 8 mesi, il 64,3% mostrava un attaccamento sicuro; tra i gatti adulti, il 65,8%. Una proporzione molto vicina a quella osservata nei bambini, intorno al 65%. Lo stile di attaccamento è rimasto stabile anche dopo sei settimane di addestramento e socializzazione.

Onestamente, però, non è una questione chiusa. Nel 2015 uno studio pubblicato su PLOS ONE da Alice Potter e Daniel Mills, con un test simile, era arrivato alla conclusione opposta: i gatti non mostravano i segni di un attaccamento sicuro ai proprietari. Le differenze di metodo tra i due studi sono ancora discusse. Quello che si può dire è che molti gatti hanno con le loro persone un legame reale, anche se diverso da quello del cane.

Leggere il gatto: i segnali più chiari

SegnaleCosa comunica di solito
Coda dritta verso l’alto mentre si avvicinaSaluto amichevole
Occhi socchiusi, battito di ciglia lentoRilassamento e fiducia
Si strofina con le guance su persone e oggettiLascia il proprio odore: siete “del gruppo”
Pancia espostaFiducia, non necessariamente un invito: molti gatti non amano essere toccati lì
Coda che frusta, orecchie ruotate indietroIrritazione o paura: meglio lasciarlo in pace
Sguardo fisso, soffio, ringhioTensione: il gatto chiede distanza

Soffiare, ringhiare, la coda che frusta, lo sguardo fisso, le orecchie girate: sono gli stessi segnali che le linee guida dei veterinari felini americani (AAFP) indicano come campanelli d’allarme nella convivenza tra gatti. Vanno rispettati anche quando riguardano noi.

Cosa cambia nella vita di tutti i giorni

  • Usate il suo nome per cose piacevoli. Il gatto impara il nome dall’esperienza: se lo sente soprattutto prima del trasportino o delle medicine, assocerà quello.
  • Non aspettatevi reazioni da cane. Un movimento d’orecchio è già una risposta.
  • Evitate di fissarlo a lungo e provate il lento battito di ciglia, soprattutto con un gatto timido o appena arrivato.
  • Lasciate che sia lui ad avvicinarsi. Tendere la mano e aspettare funziona meglio che prenderlo in braccio.
Il gatto parla piano. Basta imparare ad ascoltarlo. Orecchie, occhi, coda, fusa: la scienza conferma quello che chi vive con un gatto sospettava da tempo.

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