Per decenni è stata considerata un problema del Sud e delle coste. Oggi la leishmaniosi canina è presente anche in Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli. Cos’è, come riconoscerla, quando fare il test e come proteggere il cane, secondo la ricerca e le linee guida veterinarie

In breve
La leishmaniosi è una malattia causata dal parassita Leishmania infantum e trasmessa dalla puntura dei flebotomi, i pappataci.
Il cane è il principale serbatoio dell’infezione, che può colpire anche le persone, solo attraverso la puntura dell’insetto.
Gli studi mostrano che negli ultimi trent’anni la malattia è diventata endemica anche nel Nord Italia.
La prevenzione si basa soprattutto su repellenti specifici (collari e spot-on), a cui si può affiancare il vaccino nei cani negativi al test.

Fino a non molto tempo fa, chi viveva a Milano o a Torino considerava la leishmaniosi un rischio da vacanza: qualcosa da cui proteggere il cane quando lo si portava al mare in Puglia o in Sardegna. Oggi non è più così. Le ricerche condotte negli ultimi quindici anni documentano nuovi focolai stabili anche nelle regioni settentrionali, e per molti proprietari del Nord la leishmaniosi è diventata un rischio di casa. L’autunno, alla fine della stagione dei flebotomi, è un buon momento per fare il punto con il proprio veterinario.

Cos’è la leishmaniosi

È una malattia parassitaria causata da un protozoo, un organismo formato da una sola cellula. In Italia, ricorda l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, è presente solo la specie Leishmania infantum, che colpisce principalmente il cane, riconosciuto come serbatoio dell’infezione. Il parassita passa da un animale all’altro attraverso la puntura dei flebotomi, piccoli insetti chiamati comunemente pappataci, attivi soprattutto al tramonto e di notte, nei mesi caldi.

La leishmaniosi è una zoonosi: può colpire anche le persone. La trasmissione però avviene attraverso il flebotomo, non con il contatto diretto con il cane. Proprio perché il cane infetto è il serbatoio principale, proteggerlo dalle punture significa proteggere anche le persone che vivono nello stesso territorio.

Perché sta salendo verso nord

Il primo allarme scientifico risale al 2009, quando Domenico Otranto e colleghi pubblicarono su Parasites & Vectors un’analisi dei cambiamenti nella distribuzione delle malattie trasmesse da vettori nel cane in Italia: la leishmaniosi, storicamente concentrata al Sud, al Centro e sulle isole, si stava diffondendo nel Nord. Gli autori indicavano due cause principali: l’espansione dei flebotomi verso latitudini e altitudini più elevate, e lo spostamento di cani infetti dalle zone endemiche a quelle che non lo erano.

Undici anni dopo, nel 2020, uno studio della stessa rivista guidato da Jairo Mendoza-Roldan ha analizzato i dati di due centri diagnostici di riferimento su un periodo di dieci anni, dal 2009 al 2019, con oltre 64.000 cani testati in tutta la penisola. Il quadro era cambiato: il dato relativo ai campioni positivi del Nord Italia era passato dal 2,1% del decennio precedente al 21,6%. La conclusione degli autori è netta: la leishmaniosi canina è ormai endemica anche nelle regioni settentrionali.

Un’indagine successiva, condotta nel 2018-2019 in cinque regioni — Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli-Venezia Giulia — ha individuato 57 nuovi Comuni in cui la malattia è endemica, più frequenti nel Nord-Ovest che nel Nord-Est, e ha trovato per la prima volta flebotomi in grado di trasmettere il parassita in 23 Comuni. La letteratura scientifica collega questa espansione a un aumento, in trent’anni, della diffusione e della densità dei flebotomi vettori Phlebotomus perniciosus e Phlebotomus neglectus, favorito anche dai cambiamenti climatici.

Cosa significa per chi vive al Nord
La leishmaniosi non è più solo un rischio legato alle vacanze al Sud. Se vivete nel Nord Italia, chiedete al vostro veterinario qual è la situazione nella vostra zona e se ha senso proteggere il cane anche a casa, non solo in viaggio.

I sintomi

La leishmaniosi è insidiosa perché ha un decorso lento e manifestazioni molto variabili. Secondo la scheda informativa di ESCCAP, il consiglio scientifico europeo sui parassiti degli animali da compagnia, l’esito dell’infezione dipende dalla risposta immunitaria del cane: alcuni animali infetti non sviluppano mai la malattia, altri mostrano segni anche molto diversi tra loro. Tra i più frequenti:

  • stanchezza e minore voglia di muoversi;
  • dimagrimento progressivo, anche quando il cane continua a mangiare normalmente;
  • linfonodi ingrossati, che si sentono come piccoli rigonfiamenti sotto la pelle, per esempio dietro le ginocchia o sotto la mandibola;
  • alterazioni della pelle: forfora, desquamazione e perdita di pelo che spesso partono dalla testa, in particolare intorno agli occhi e sul muso, ispessimento della cute;
  • altri segni descritti dai veterinari: sangue dal naso, unghie che crescono in modo anomalo, problemi agli occhi, zoppia.

Nelle forme avanzate la malattia può colpire gli organi interni, in particolare i reni. Proprio perché i sintomi possono comparire anche molto tempo dopo l’infezione, o non comparire affatto, un cane apparentemente sano può essere infetto.

Il test: quando e perché

La diagnosi si fa con esami di laboratorio. I più comuni sono i test sierologici, come ELISA e IFAT, che cercano nel sangue gli anticorpi contro il parassita; nei casi dubbi il veterinario può ricorrere alla PCR, che cerca direttamente il DNA della Leishmania in campioni come il midollo osseo, i linfonodi o la pelle.

Nelle zone a rischio molti veterinari consigliano un test di controllo annuale anche nei cani senza sintomi, spesso programmato prima dell’inizio della stagione dei flebotomi. Il test è poi indispensabile prima della vaccinazione, che si può fare solo nei cani negativi. Vale la pena parlarne con il veterinario anche in altri casi:

  • se il cane ha passato l’estate in una zona endemica senza protezione o con una protezione interrotta;
  • se avete adottato un cane proveniente da una zona in cui la malattia è diffusa;
  • se il cane mostra uno dei segni descritti sopra.

Il momento giusto per il test lo decide il veterinario: tra la puntura e la comparsa degli anticorpi possono passare mesi, e un test fatto troppo presto può risultare negativo anche in un cane infetto.

La prevenzione: i repellenti prima di tutto

Il pilastro della prevenzione è impedire che il flebotomo punga il cane. ESCCAP indica che l’uso di prodotti repellenti specifici contro i pappataci riduce in modo significativo il rischio di infezione, pur senza garantire una protezione del 100%. I prodotti disponibili presso il veterinario sono di due tipi principali:

ProdottoDurata dell’effettoDa sapere
Spot-on (pipette) a base di permetrina o composti della permetrinaDa 2 a 4 settimane, a seconda del prodottoVanno riapplicati con regolarità per tutta la stagione
Collare a base di deltametrina5-6 mesiComodo per l’intera stagione; va tolto e rimesso secondo le indicazioni del produttore

In entrambi i casi l’effetto protettivo non è immediato: si instaura alcuni giorni dopo l’applicazione. Per questo il prodotto va messo prima dell’inizio della stagione o della partenza per una zona a rischio, non il giorno stesso.

Attenzione se in casa c’è un gatto
La permetrina e altri piretroidi usati negli antiparassitari per cani sono molto tossici per i gatti. Non usate mai sul gatto un prodotto per cani, e chiedete al veterinario come gestire la convivenza: un gatto che si strofina o dorme accanto a un cane appena trattato può essere esposto.

Ai repellenti si affiancano alcune semplici misure di buon senso, indicate anche da ESCCAP: limitare le passeggiate al tramonto e di notte nei mesi caldi, far dormire il cane in casa e montare zanzariere a maglia fitta, perché i flebotomi sono molto più piccoli delle zanzare e passano attraverso le reti normali.

Il vaccino: cosa c’è oggi

In Europa sono stati autorizzati due vaccini contro la leishmaniosi canina. Il primo, CaniLeish, non è più disponibile: la sua autorizzazione all’immissione in commercio nell’Unione europea è stata ritirata su richiesta del produttore, come risulta dalla scheda dell’Agenzia europea per i medicinali. Il secondo, LetiFend, è in commercio dal 2016 e, secondo uno studio pubblicato su Parasites & Vectors nel 2022, era a quella data l’unico vaccino disponibile in Europa. Si somministra con una singola dose, a partire dai 6 mesi di età, solo nei cani risultati negativi al test.

Il vaccino ha un limite importante da capire: non impedisce al flebotomo di pungere il cane. Riduce il rischio che l’infezione si sviluppi in malattia, ma non sostituisce i repellenti, che restano la prima linea di difesa. Se e quando vaccinare è una decisione da prendere con il veterinario, valutando la zona in cui vivete, le abitudini del cane e i viaggi. Esistono anche altri strumenti preventivi, come alcuni prodotti immunomodulanti, da valutare sempre con il veterinario.

Se il test è positivo

Una diagnosi di leishmaniosi non è una condanna. La malattia si può curare e tenere sotto controllo per anni, con terapie e controlli periodici decisi dal veterinario, anche se spesso il parassita non viene eliminato del tutto. Il cane infetto va protetto con i repellenti esattamente come uno sano, per evitare che i flebotomi che lo pungono trasmettano il parassita ad altri cani o alle persone.

Le cinque cose da fare

  1. Chiedete al veterinario com’è la situazione nella vostra zona, anche se vivete al Nord.
  2. Usate un repellente specifico contro i flebotomi per tutta la stagione, iniziando qualche giorno prima.
  3. Programmate il test con il veterinario, ogni anno nelle zone a rischio e dopo un’estate in una zona endemica.
  4. Valutate il vaccino se il cane è negativo e vive o viaggia in zone a rischio, sempre insieme ai repellenti.
  5. Proteggete il gatto dagli antiparassitari per cani che contengono permetrina.

Domande frequenti

La leishmaniosi è presente anche al Nord?

Sì. Gli studi pubblicati su Parasites & Vectors e le indagini sul territorio documentano che la leishmaniosi canina è ormai endemica anche nelle regioni settentrionali, con decine di nuovi Comuni interessati in Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Valle d’Aosta.

La leishmaniosi si trasmette all’uomo?

Sì, è una zoonosi, ma la trasmissione avviene attraverso la puntura del flebotomo, non con il contatto diretto con il cane. Proteggere i cani dalle punture aiuta a ridurre il rischio per tutti.

Il vaccino basta a proteggere il cane?

No. Il vaccino non impedisce la puntura del flebotomo e va sempre associato ai repellenti, che restano la principale forma di prevenzione.

Quando fare il test della leishmaniosi?

Nelle zone a rischio molti veterinari consigliano un test annuale, spesso prima della stagione dei flebotomi; il test è obbligatorio prima della vaccinazione. Dopo un’estate in una zona endemica, il momento giusto va deciso con il veterinario, perché gli anticorpi possono comparire dopo mesi.

Il pappataci non conosce confini regionali. Un repellente messo per tempo, un test all’anno e un buon dialogo con il veterinario sono la protezione migliore, al Sud come al Nord.


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